Cosmogonia, religione

Cosmogonia e religione


I sacerdoti egiziani avevano elaborato nelle vari centri religiosi diverse cosmogonie, una delle più popolari rimane quella eliopolitana. Secondo questa cosmogonia, una collina emerse da un oceano informe, chiamato Nu. Sulla collina vi era un fiore di loto, dal quale sarebbe sbocciato il dio Atum, il sole. Attraverso lo sputo, Atum avrebbe generato Shu (l'atmosfera) e Tefnut (l'umidità), che a loro volta si sarebbero uniti per generare Geb (la terra, maschile) e Nut (il cielo, femminile). Da questi ultimi vennero generati Osiri, Isi, Seth e Nefti. Cielo e Terra insieme delimitavano il mondo conosciuto, che era ancora circondato dalle acque del Nu, a loro volta trattenute dall’atmosfera-Shu. Nut rappresentava la superficie stessa delle acque del Nu, sulle quali navigava la barca del sole durante il giorno.
Nell’Egitto predinastico Nut potrebbe piuttosto aver rappresentato la Via Lattea, in egiziano ltrimewnti nota con il nome di meseqet sehedu, ‘sentiero battuto’. Nut in quanto cielo-Via Lattea è la sede delle stelle; il termine kha bau-es ‘migliaia i ba di lei’ (dove per ba, una delle forme spirituali dell’esistenza, si intendeva la personalità) viene spesso tradotto con ‘firmamento’, perché le stelle vengono molte volte identificate come i ba di Nut.
Le conoscenze astronomiche degli antichi egiziani influenzarono anche l’architettura templare; il tetto degli edifici di culto, inoltre, era utilizzato dai sacerdoti-astronomi per le loro osservazioni. Molti templi egiziani sono stati riconosciuti come orientati secondo alcuni elementi celesti, in particolare il sole, Sirio, Orione e il Grande Carro.