Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1087

Nome:Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1087
Istituzione:Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana
Luogo d'origine:Costantinopoli, monastero di Chora
Secolo:XIV
Data:1325-1330 circa
Scrittura:minuscola greca

Il codice Vat. gr. 1087 venne realizzato a Costantinopoli negli anni Trenta del XIV secolo sotto la supervisione di Niceforo Gregora, con ogni probabilità nello scriptorium del monastero di Chora. Contiene: le opere astronomiche del maestro di Gregora, Teodoro Metochite; materiali di commento e illustrazioni tratte da un'edizione commentata di Arato; e i trattati sull'astrolabio di Niceforo Gregora.



Contenuto



f. 1r/v: lettera di Niceforo Gregora a Teodoro Metochite (= Nic. Greg. hist. 8,7 [vol. I, pp. 322,19-327,5 Schopen]).

ff. 2r-221v: Teodoro Metochite, Stoicheiosis Astronomiké.
- f. 2r/v: un capitolo dell'opera aggiunto in un secondo momento, da collocare al f. 150r;
- ff. 3r-4r: indice del libro I;
- f. 4v: bianco;
- ff. 5r-190r: libro I. Ai ff. 123r-147v è stato inserito per errore (probabilmente già nello scriptorium di produzione) un fascicolo contenente una parte del Commento all'Almagesto di Tolomeo di Teone di Alessandria, in realtà pertinente al codice oggi a Paris, Bibliothèque Nationale de France, Grec 2396;
- ff. 190v-191r: bianchi;
- f. 191v: indice del libro II;
- ff. 192r-221v: libro II.

f. 222r/v: bianco.

ff. 223r-299v: Teodoro Metochite, Commento all'Almagesto di Tolomeo.

ff. 300r-312r: frammenti di un'edizione commentata di Arato.
- f. 300r: Recensio Vaticana dei Catasterismi di Eratostene di Cirene: Piscis Austrinus, Ara, Centaurus, Hydra, Canis Minor.
- ff. 300v-308r: immagini delle costellazioni.
f. 300v: Piscis Austrinus, Ara.
f. 301r: Centaurus.
f. 301v: Hydra Crater et Corvus, Canis Minor, Pianeti.
f. 302r: Via Lattea, Zodiaco.
f. 302v: Aselli, Zeus sull'aquila.
f. 303r: Orion, Canis Maior, Ursa Maior.
f. 303v: Pegasus, Aries.
f. 304r: Triangulum, Pisces, Perseus, Lyra.
f. 304v: Cygnus, Aquarius, Capricornus, Ursa Minor.
f. 305r: Ursae et Draco.
f. 305v: Hercules, Corona.
f. 306r: Ophiuchus et Scorpius, Bootes, Sagitta, Sagittarius.
f. 306v: Aquila, Delphinus, Lepus, Argo Navis, Cetus.
f. 307r: Eridanus, Virgo, Leo.
f. 307v: Auriga et Capella, Taurus.
f. 308r: Cepheus, Cassiopeia, Andromeda.
- ff. 308v-309r: bianchi.
- ff. 309v-310v: carte celesti.
f. 309v: emisfero invernale.
f. 310r: emisfero estivo.
f. 310v: planisfero.
- ff. 311r-312r: Recensio Vaticana dei Catasterismi di Eratostene di Cirene: Aselli, Canis Maior, Triangulum, Pisces, Perseus, Lyra, Cygnus, Corona, Ophiuchus, Bootes, Sagitta, Aquila, Delphinus, Lepus, Cetus, Eridanus, Auriga, Pegasus, Aries, Taurus.

ff. 312v-320v: Niceforo Gregora, Trattati sull'astrolabio.


Per la parte principale del codice, ovvero le opere astronomiche di Teodoro Metochite, il Vat. gr. 1087 è apografo del codice Marciano Gr. 330. Quest'ultimo però non contiene i materiali che costituiscono la sezione finale del Vat. gr. 1087, ovvero i resti di un'edizione tardoantica di Arato (immagini delle costellazioni, carte celesti, estratti dai Catasterismi di Eratostene) e i trattati sull'astrolabio di Niceforo Gregora: in quest'ultima sezione del codice vaticano è dunque possibile riconoscere con maggiore intensità la direzione e l'intervento personale di Gregora.
In questo senso il Vat. gr. 1087 è interpretabile come una summa delle conoscenze astronomiche tardobizantine: «una miscellanea orientata a racchiudere il sapere astronomico di Chora, da Metochite a Gregora», «nata come appendice e aiuto allo studio dell'astronomia e anche dell'opera del maestro»; la stessa giustapposizione di materiali di origine così eterogenea «richiama la necessità della conservazione del sapere e, al tempo stesso, della raccolta di tutti i possibili strumenti per lo studio» (M. Menchelli, in Antiche stelle a Bisanzio, p. 49).

Il materiale di tradizione aratea conservato ai ff. 300r-312r del codice deriva con ogni probabilità direttamente da un esemplare, assai frammentario, dell'edizione tardoantica di Arato: si tratta di quella che Jean Martin, nella sua Histoire du texte d'Aratos, chiamò "edizione Φ", in cui ogni sezione del poema di Arato, corrispondente alla descrizione di una costellazione, era accompagnata da un'illustrazione e un commento mitologico e astronomico. Tale edizione doveva esistere già alla fine del III secolo d.C., ma venne completamente rivista (almeno per quanto riguarda l'apparato figurativo) nella seconda metà del IV secolo: a quest'epoca si possono infatti datare, su base iconografica e stilistica, le illustrazioni di cui ci conserva copia il Vat. gr. 1087.
In epoca medievale sopravvissero almeno 3 esemplari di questa edizione: il codice da cui vennero copiate le immagini del Vat. gr. 1087; l'esemplare attestato nell'VIII secolo nel monastero di Corbie, archetipo della tradizione dell'Aratus Latinus Primitivo e dell'Aratus Latinus Revisionato; e infine un terzo codice, a cui devono essere fatte risalire le illustrazioni della tradizione del De signis coeli.

Bibliografia: Antiche stelle a Bisanzio. Il codice Vaticano greco 1087, Atti della prima Giornata di studio del Gruppo di ricerca sui manoscritti astronomici illustrati (Pisa, Scuola Normale Superiore, 8 febbraio 2012), a cura di Fabio Guidetti e Anna Santoni, Pisa, Edizioni della Normale 2013



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Immagini del codice nel database iconografico del Warburg Institute


Testi contenuti

Autore: Fabio Guidetti