Leiden, Universiteitsbibliotheek, cod. VLQ 79

Nome:Leiden, Universiteitsbibliotheek, cod. VLQ 79
Istituzione:Leiden, Universiteitsbibliotheek
Luogo d'origine:Gallia nordorientale (Aquisgrana?)
Secolo:IX
Data:prima metà
Scrittura:capitale rustica

cod. Vossianus Latinus in quarto 79.


Realizzato probabilmente nei primi decenni del IX sec. ad Aquisgrana, per una commissione della corte di Ludovico il Pio, copiando un archetipo tardoantico (fine IV – inizi V sec.?), di cui vennero imitate sia l'impaginazione, sia la scrittura, sia le illustrazioni.
Intorno al Mille il ms. si trovava nel monastero di S. Bertino a Saint-Omer (vicino a Calais), dove ne vennero fatte in quest'epoca 2 copie. Più tardi entrò in possesso di vari umanisti fiamminghi: Jacob Susius, di cui resta la nota di possesso al f. 1r, datata 1573; Hugo Grotius, che lo usò per la sua edizione di Arato, il “Syntagma Arateorum” publicato nel 1600; infine Isaac Vossius. Dopo la morte di quest'ultimo (1689) venne venduto dagli eredi alla biblioteca universitaria di Leida.


Il manoscritto è visibile digitalizzato sul sito della Biblioteca Universitaria di Leida:

scheda di catalogo

riproduzione



Note:
1) I vv. 65-69 (che dovevano accompagnare la figura di Ercole) mancano, e probabilmente mancavano già nell'archetipo – la cosa più semplice da pensare è che il f. 7 dell'archetipo fosse caduto. A questo punto il copista ha utilizzato come didascalia per la figura di Ercole i vv. 90-95, che in origine dovevano accompagnare la figura di Boote e quindi trovarsi tra i ff. 12 e 13. Probabilmente il foglio contenente i vv. 90-95 si era staccato ed è stato reinserito dal copista nel punto sbagliato, al posto di un altro foglio caduto. L'errore è stato facilitato dalla somiglianza tra le figure di Ercole e di Boote.
Altra possibilità: il copista aveva copiato le cose al posto giusto e l'errore è intervenuto in un secondo momento, quando è stata rifatta la rilegatura?

2) Spezzoni di Avienio ai ff. 17 (Gemelli) e 18 (Cancro): Germanico cita brevemente le due costellazioni ai vv. 147-148, ma non le descrive. Per questo il compilatore dell'archetipo ha integrato in questa parte le descrizioni di Avienio.

3) Al f. 49 sono stati spostati 7 versi che si trovavano molto più tardi nel poema, per fare da didascalia all'immagine dell'Acquario (su cui Germanico in questo punto non dice praticamente nulla). A differenza di quanto accaduto per i Gemelli e il Cancro, qui il redattore del ms. ha trovato materiale per la sua didascalia più avanti all'interno dello stesso poema, e non ha dovuto cercarlo in altri autori, per esempio Avienio.

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Autore: Fabio Guidetti