Pianeti

I Pianeti sono i corpi celesti più vicini a noi, fanno parte del Sistema solare; non sono dotati di luce propria, ma sono visibili perché riflettono quella del Sole. Si presentano all’osservazione ad occhio nudo come diversi dalle stelle per la loro forma, che è a disco e non a puntino brillante, per la loro luce, che è ferma, rispetto a quella tremolante delle stelle e perché, anche a distanza di pochi giorni, appaiono occupare posizioni diverse nel cielo, mentre le stelle sono fisse e ruotano insieme all’intera volta celeste. I Greci hanno dato a questi corpi celesti il nome che portano ancora oggi di planh`te~,“erranti” proprio in riferimento al loro singolare moto in cielo rispetto alle stelel fisse. Secondo Platone il Sole, la Luna e i cinque pianeti sono in cielo per segnare il tempo: la Luna i mesi, il Sole gli anni e i cinque Pianeti un anno molto più grande che si compie quando tutti questi ritrovano la stessa posizione. Ma è chiaro a Platone che, a differenza di quelli del Sole e della Luna, i movimenti dei Pianeti sono molto complicati da ricostruire e rappresentano un tipo di conoscenza altamente elitaria (PLATO, Tim. 38c-39 c-d). In effetti il moto dei pianeti ha costituito un problema di difficile soluzione su cui si è molto esercitata l’astronomia antica.
Proprio perché appaiono dotati ciascuno di un moto proprio, i pianeti sono stati caricati fin dai tempi più remoti di particolari valori religiosi. Aristotele (Metaph. 12, 1074 b) ci dice che uomini di età antichissime hanno tramandato sotto forma di racconto mitico il pensiero che i pianeti sono dèi. Il loro modo di muoversi nel cielo e il loro essere dèi è collegato etimologicamente nel Cratilo di Platone (PLATO, Cratyl. 397). Testimonianze come queste ci fanno capire l’origine dell’astrologia: i pianeti sono dèi e i loro movimenti nel cielo hanno significati e conseguenze per il mondo e per gli uomini.
Gli antichi conoscevano cinque pianeti: Giove, Saturno, Marte, Venere e Mercurio. Mancavano Urano, Nettuno e Plutone, se si vuole considerarlo un pianeta, che non sono visibili a occhio nudo.
Nel mondo ellenistico e romano si finirà per identificare ogni piantea con la divinità di appartenenza e si formerà la denominazione in vigore ancora oggi.