Canis maior

Commento astronomico


Questa costellazione, parzialmente immersa nella Via Lattea, contiene l'oggetto più luminoso del nostro cielo, dopo il Sole, la Luna, Venere e Giove, cioè la stella Sirio (“a stento meno grande del Sole, se non che la vediamo da lontano”, Vix sole minor, nisi quod procul haerens– dice Manilio), di magnitudine -1,5.
Con Procione e Betelgeuse costituisce il Triangolo invernale.
Nell'antico Egitto la levata eliaca di questa stella (cioè il fenomeno per cui in un preciso momento dell'anno una stella sorge allo stesso tempo del Sole ed è dunque visibile subito prima del Sole) era messa in relazione con l'arrivo della piena del Nilo e segnava l'inizio dell'anno; era sacra alla dea Iside.
Sirio risulta già conosciuta da Omero che le attribuisce cattivi presagi in quanto apportatrice di grandi febbri e calore ai poveri mortali.
La levata eliaca al tempo dei giorni più caldi dell'estate faceva sì che le si attribuisse il potere di rafforzare il calore del Sole e con questa fama compare anche in altri poeti.


Catastersmi e identificazioni mitiche


Nei Catasterismi si racconta la versione secondo cui questa costellazione rappresenta il cane magico donato da Zeus a Europa. Aveva la caratteristica di poter inseguire e raggiungere qualunque preda. Passato nelle mani di Minosse fu da lui dato a Procri e da questa finì al marito Cefalo. Quest'ultimo lanciò il cane contro la volpe irraggiungibile che tormentava i Tebani e non potendo risolversi la gara fra i due animali magici, Zeus mise il cane fra le stelle e trasformò la volpe in pietra.
Un'altra versione vuole invece che si tratti del fedele cane da caccia di Orione, che sta accanto al suo padrone in cielo come sulla terra.
Igino dice anche che secondo Eratostene, nel poemetto Erigone, la costellazione apparteneva al gruppo di Icario ed Erigone e si tratterebbe del cane di Icario, Meera, identificazione ricordata anche per il Procione.

il Cane è spesso rappresentato con un'aura di raggi infuocati attorno alla testa,