Aratea (Germ.)

Autore:Germanicus

Gaio Giulio Cesare Germanico fu un illustre personaggio della casa imperiale, figlio di Druso Maggiore (fratello dell'imperatore Tiberio). Nato nel 15 a.C., derivò il cognomen dalle gloriose spedizioni del padre in Germania; sulle orme di Druso (che era morto nel 9 a.C.), Germanico stesso condusse una vittoriosa campagna militare nelle stesse regioni all'inizio del regno di Tiberio (14-16). Egli sembrava anzi destinato a succedere allo zio (che lo aveva adottato dopo la morte di Druso), ma morì prematuramente nel 19, mentre si trovava in Oriente.

Negli ultimi anni della sua vita (sicuramente dopo il 14, poiché nell'opera si accenna all'avvenuta consacrazione di Augusto), Germanico realizzò una nuova traduzione dal greco dei Fenomeni di Arato di Soli (III sec. a.C.). Il poema di Arato aveva avuto enorme fortuna nella cultura latina: celebrato come modello di raffinatezza stilistica dal poeta neoterico Elvio Cinna, era stato imitato da Varrone Atacino, tradotto da Cicerone e usato da Virgilio come una delle fonti principali delle Georgiche; un'altra traduzione (di cui restano solo due brevissimi frammenti) aveva realizzato Ovidio negli anni dell'esilio.

La traduzione di Germanico, di cui restano 725 esametri, segue abbastanza fedelmente l'opera di Arato, correggendola però in vari punti sulla base delle più recenti acquisizioni della scienza astronomica. Si sono conservati inoltre 5 ampi frammenti (per un totale di più di 200 versi) di argomento meteorologico. A questa parte viene talora attribuito dagli studiosi il titolo di Prognostica, attestato per la seconda parte del poema di Arato; tuttavia, essa non corrisponde per contenuto ai Prognostica aratei: questi ultimi illustrano i segni del buono e del cattivo tempo, mentre i frammenti di Germanico espongono, in prospettiva rigorosamente astronomica, gli influssi dei segni zodiacali e dei pianeti sul tempo atmosferico e sul clima.

Dal punto di vista stilistico, Germanico legge Arato attraverso il filtro di Virgilio, che costituisce (insieme a Ovidio) un punto di riferimento fondamentale: il suo stile risulta quindi molto diverso da quello, ancora legato a moduli arcaici, della traduzione di Cicerone, e appare piuttosto improntato al gusto erudito e alla brevitas (densità, sobrietà, concisione) tipici della poesia alessandrina. Da Cicerone Germanico si distacca anche per l'inserzione di brevi digressioni mitologiche, non presenti in Arato, ricavate con ogni probabilità dall'opera astronomica di Eratostene.



Tradizione del testo


La tradizione del testo è organizzata nelle due famiglie O e Z (cfr. A. Le Boeuffle (ed.), Germanicus. Les Phénomènes d’Aratos, Paris 1975); la filiazione all'interno delle due famiglie appare di difficile ricostruzione, tanto che Le Boeuffle rinuncia dichiaratamente a costruire uno stemma.


- FAMIGLIA O

La più numerosa, distinta in 2 gruppi (c.d. francese e italiano); priva di interpolazioni e con il minor numero di errori, discende da un archetipo ricostruibile in capitale.
Lacune: vv. 583-725, fr. II e III.
Nei vv. 1-582 tutti i mss. presentano alcune lacune fisse (vv. 255-257, 270-272, 278-280, 284-286, 315-317, 321-323, 328-330, 333-335, 341, 344-346, 356-358, 363-365, 379-381, 393-395, 414-416, 426-428, 431-432, 434-436, 440-442, 459-461, 532-534), in genere gruppi di 3 versi eliminati per far posto a figure. L'antenato di O doveva quindi presentare come testo compiuto i vv. 1-582 più il fr. IV.


1) Gruppo 'francese'.

A = Basel, Universitätsbibliothek, cod. AN IV 18
IX sec. (Fulda?), pergamenaceo, 45 fogli, minuscola carolina.
Contiene, dopo altre opere astronomiche che si collegano all'introduzione dell'Aratus Latinus, gli Aratea di Germanico (ff. 10v-43r, vv. 1-582 + fr. IV); 36 disegni; scoli.
Modello in onciale senza separazione delle parole (ante VI sec.).

B = Berlin, Staatsbibliothek, collez. Meermann, codd. 129+130 (olim Philippicus 1832).
Fine IX sec., pergamenaceo in 4°.
Contiene i vv. 1-146 di Germanico (ff. 86r-90v); immagini intercalate; scoli.
Poche correzioni di mano contemporanea.

Appartengono allo stesso gruppo di B anche Paris, Bibliothèque Nationale de France, cod. lat. 5239 e Straßbourg, Bibliothèque Nationale et Universitaire, ms. 0.326, entrambi del X sec.: entrambi contengono il testo fino al v. 146.

P = Paris, Bibliothèque Nationale de France, cod. lat. 7886 (olim Puteanus).
Fine IX sec., pergamenaceo in 4°, 36 fogli.
Contiene i vv. 1-582 + il fr. IV (ff.1r-14v); scoli intercalati; incipit.


2) Gruppo 'italiano'.

M = Madrid, Biblioteca Nacional de España, cod. 19 (olim A 16).
XII sec. (Cassino?), pergamenaceo, in grande formato, 199 fogli.
Contiene i vv. 18-581 + il fr. IV (ff. 55r-73v); 43 immagini; scoli; incipit.
Dopo ogni brano degli scoli, al momento di riprendere l testo poetico, si constata l'omissione regolare di un verso.

R = London, British Library, cod. Arundel 268
XIII sec., Italia meridionale (Sicilia?), cartaceo, in 4°. Contiene i vv. 1-582 + i fr. IV e V (ff. 96r-103v); incipit.
Sull'autenticità del fr. V, di cui questo è l'unico testimone, cfr. Le Boeuffle p. xxv.

S = Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, cod. Strozzi 46.
XIV sec., pergamenaceo, piccolo formato in 4°.
Germanico è nei ff. 12v-52r, con scoli.


La maggior parte dei codici recenziori del gruppo 'italiano' derivano da un archetipo comune, oggi scomparso, scoperto entro il 1429, conosciuto da Poggio e da Niccoli che rammentano il ritrovamento. Tale codice conteneva i vv. 1-430 (con scoli) + il fr. IV, vv. 52-163.
Fra questi:
- Berlin, Staatsbibliothek, Preußischer Kulturbesitz, cod. Lat. Oct. 149
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Reg. lat. 1801
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Urb. lat. 1358
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Vat. lat. 3110
- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Vat. lat. 3293
- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, ms. Plut. 89 sup. 43
- Milano, Biblioteca Ambrosiana, Cod. D 52 inf
- Montpellier, Bibliothèque de l'École de Médecine, cod. H. 452
- Palermo, Biblioteca Comunale, cod. 2 Qq. E 11
- Siena, Biblioteca Comunale, Cod. L. VI 26





- FAMIGLIA Z

Conserva il testo quasi completo, ma più alterato rispetto a quello di O. Preserva i fr. II e III, ma non il fr. IV. Ha interpolazioni del testo di Avieno in diversi passi.

E = Einsiedeln, Stiftsbibliothek, cod. 338
X-XI sec., pergamenaceo, 22 fogli in 12° (ff. 413-451).

L = Leiden, Universiteitsbibliotheek, cod. VLQ 79
IX sec., pergamenaceo, in 4° (ff. 1-94); figure a pagina intera.
Ciascun foglio presenta il testo del poema due volte, una in capitale e una in minuscola (quest'ultima fino al v. 445), ma senza varianti fra le due versioni; la copia in capitale ha qualche correzione di altra mano.

G = Boulogne-sur-Mer, Bibliothèque Municipale, ms. 188
X sec. (Saint-Bertin), pergamenaceo, 33 ff. in 4° di grande formato, capitale.
Contiene i vv. 1-725 + i fr. III e II (ff. 20r-33v); 43 immagini raffrontabili a quelle di L. Emendamenti congetturali di mano contemporanea.

N = Bern, Burgerbibliothek, cod. 88
X sec.; illustrato; scoli (sui margini esterni).
Copiato su G, corretto su P.

BIBLIOGRAFIA

GERMANICI CAESARIS Aratea cum scholiis, ed. A. BREYSIG Berlin1867, repr. Hildesheim 1967
Germanicus. Les Phénomènes d'Aratos, Introd., trad. A. Le Boeuffle, Paris 1975
D.B.Gain, The Aratus ascribed to Germanicus Caesar. Ed. with introd., transl. and comm., London 1976.



Manoscritti contententi il testo