Aberystwyth, National Library of Wales, cod. 735C

Nome:Aberystwyth, National Library of Wales, cod. 735C
Istituzione:Aberystwyth, National Library of Wales
Luogo d'origine:Limoges o Fleury, Francia (ff. 1-26); Inghilterra (ff. 27-47)
Secolo:XI
Data:inizio dell'XI sec. (ff. 1-26); fine dell'XI sec. (ff. 27-47)
Scrittura:minuscola carolina

Links:


Il manoscritto è interamente digitalizzato nel sito internet della National Library of Wales:

http://www.llgc.org.uk/index.php?id=medievalastronomy

Scheda del manoscritto su Jordanus

Scheda del manoscritto su The Saxl Project

Immagini del manoscritto nel database del Warburg Institute




Descrizione generale:


Il codice, entrato nel patrimonio della National Library of Wales nel 1913 ma non incluso nel catalogo di Saxl-Meier 1953, venne pubblicato solo nel 1973 da Patrick McGurk.
La legatura attuale, realizzata probabilmente a Londra all'inizio del XVII sec., riunisce insieme due gruppi di fogli: una prima parte (ff. 1-26) scritta in Francia intorno all'anno Mille, la seconda (ff. 27-47) di mano insulare della fine dell'XI sec. La prima parte è stata attribuita da McGurk, per ragioni paleografiche, allo scriptorium di Limoges (probabilmente alla cerchia di Ademaro di Chabannes), più recentemente da Blume, Haffner e Metzger a quello di Fleury. È probabile che le due sezioni fossero unite già prima della rilegatura attuale: anzi, dato che la seconda sezione imita l'impaginazione della prima, si può ipotizzare che la sezione più antica sia giunta in Gran Bretagna nel corso dell'XI sec. e che sia stata lì completata alla fine dello stesso secolo.
La sezione più antica del codice comprende una prima parte di contenuto retorico-grammaticale (ff. 1-10), seguita (ff. 11-24) dagli Aratea di Germanico, con commento (Scholia Basileensia) e illustrazioni, interessati purtroppo da una vasta lacuna (corrispondente ai vv. 233-432) tra i ff. 20 e 21; la sezione più recente contiene il De Astronomia di Igino. Entrambe le sezioni sono scritte su una sola colonna, tranne i ff. 1r-2v (su 2 colonne).



Contenuto dettagliato:


- ff. 1r-2v: Bonifacio di Magonza, Aenigmata (MGH, Poetae Latini aevi Carolini, ed. Dummler 1880, vol. I.1, pp. 1-15).
- f. 3r: Versus de est et non, qui attribuiti a Prisciano (Anthologia Latina 645 Riese).
- ff. 3v-4r: coppia di emisferi (estivo e invernale).
- f. 4v: diagramma con lo zodiaco e le orbite dei pianeti, corredato da didascalie in versi (ripetute, tutte di seguito, nella parte bassa del foglio).
- f. 5r: ulteriore coppia di emisferi, abbozzati ma non terminati.
- ff. 6r-7v: ps.-Cicerone, Invectiva in Sallustium; ps.-Sallustio, Invectiva in Ciceronem.
- f. 7v: titolo: INCIPIT EPITOME PHENOMENON IDEST APPARITIO SIVE APPARENCIA
- f. 7v: Prisciano, Versus de sideribus (Anthologia Latina 679).
- ff. 7v-9v: Cicerone, Somnium Scipionis.
- f. 9v: Macrobio, Commentarium in Somnium Scipionis (solo l'incipit e la chiusa di ciascuno dei due libri).
- f. 10r: bianco.
- f. 10v: planisfero di tipo arateo.
- f. 11r: bianco.
- ff. 11v-24v: Germanico, Aratea, con scolii (Scholia in Germanicum Basileensia) e 19 illustrazioni.
[Lista delle illustrazioni: Arato e la Musa (f. 11v); Giove sull'aquila (f. 12r); Ursae et Draco (f. 13r); Hercules (f. 13v); Corona (f. 14r); Ophiuchus et Scorpius (f. 14v); Bootes (f. 15r); Virgo (f. 16r); Gemini et Cancer (f. 17r); Leo (f. 17v); al f. 18r è lasciato lo spazio bianco per la figura dell'Auriga, non realizzata; Taurus (f. 18v); Cepheus (f. 19r); Cassiopeia (f. 19v); Andromeda (f. 19v); Pegasus (f. 20r); Aries (f. 20v); segue una vasta lacuna, dopo la quale la serie riprende con Hydra Crater et Corvus (f. 21r); Canis Minor (f. 21r); i 5 pianeti (f. 21v)]
- f. 25r: schema per un planisfero, non realizzato.
- ff. 25v-26v: bianchi.
- ff. 27r-47v: Igino, De Astronomia, senza illustrazioni (di mano posteriore al resto del codice).



Tradizione testuale:


Per quanto riguarda il testo di Germanico, il codice appartiene alla classe cosiddetta Francica della famiglia O e appare imparentato con i manoscritti A (Basel, Universitätsbibliothek, cod. AN IV 18), B (Berlin, Staatsbibliothek zu Berlin - Preußischer Kulturbesitz, cod. Phill. 1832) e P (Paris, Bibliothèque Nationale de France, cod. lat. 7886). Di questi, il parente più prossimo del codice di Aberystwyth è A; tuttavia, il nostro codice conserva alcune lezioni che si trovano in P o anche in M (Madrid, Biblioteca Nacional de España, cod. 19). Dal punto di vista testuale, il codice di Aberystwyth è quindi un discendente contaminato di A o dell'archetipo di A. Presenta anche lo stesso apparato di scolii di A, che infatti vennero denominati da Breysig Scholia Basileensia.



Tradizione iconografica:


Di tutti i testi presenti nel codice, solo il poema di Germanico è illustrato. Oltre alla serie delle costellazioni (incompleta), il codice di Aberystwyth ci fornisce l'unica attestazione completa del sistema delle tre illustrazioni introduttive (il planisfero con 11 segni zodiacali, l'immagine di Arato con la musa Urania e quella di Giove sull'aquila), conservato parzialmente nei codici della classe Italica (l'altro ramo della famiglia O) e nel manoscritto vaticano di Niceforo Gregora (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1087). Dal punto di vista iconografico, le illustrazioni di questo codice non trovano confronti nei manoscritti di Germanico, e appaiono invece imparentate piuttosto con la tradizione dell'Aratus Latinus Revisionato, del De signis coeli dello pseudo-Beda e con quelle del manoscritto di Gregora (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1087). Tra i manoscritti dello ps.-Beda (De signis coeli) che presentano illustrazioni più vicine al codice di Aberystwyth vi sono, secondo McGurk, due codici parigini (Paris, Bibliothèque Nationale de France, cod. lat. 5239 e Paris, Bibliothèque Nationale de France, cod. lat. 5543) e due vaticani (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Reg. lat. 123 e Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. lat. 643).

Le carte celesti (emisferi, planisfero, diagramma del moto dei pianeti) sono disegnate a tratto in inchiostro nero e non colorate. Le illustrazioni delle costellazioni invece sono colorate; si tratta di illustrazioni con pretese di scientificità, come dimostra l'indicazione delle singole stelle all'interno delle figure. Quasi tutte si estendono al di là dello spazio lasciato libero dallo scriba, allo scopo di ottenere un'immagine più grande e quindi più leggibile: spesso viene utilizzata la porzione di pagina lasciata libera sulla destra dei versi poetici; in un caso limite (f. 13v) l'illustrazione ha invaso lo spazio del testo, richiedendo la cancellazione e la successiva riscrittura di alcune parole in almeno 3 righe.



Bibliografia:


- Handlist of Manuscripts in the National Library of Wales, 1 (1943), p. 54
- P. McGurk, "Germanici Caesaris Aratea cum scholiis: a new illustrated witness from Wales", National Library of Wales Journal, 18, 1973-4, pp. 197-216
- N.R. Ker, Medieval Manuscripts in British Libraries, 2 (1977), p. 21




Testi contenuti

Autore: Fabio Guidetti