Chora

Il monastero di Chora (in greco, 'campagna'), uno dei più importanti di Costantinopoli, deve il suo nome al fatto di essere situato al di fuori delle mura costantiniane, in un'area periferica della capitale che rimase non urbanizzata anche dopo essere stata inglobata dalla più ampia cerchia muraria di Teodosio II. Il monastero venne riedificato nel 1077-1081 per iniziativa di Maria Ducena, suocera dell'imperatore Alessio I Comneno; ulteriori lavori furono condotti, nella prima metà del XII secolo, ad opera del figlio minore di Alessio, il sebastokrator Isacco Comneno. All'inizio del XIV secolo il patronato del monastero venne affidato a Teodoro Metochite, grande logoteta dell'imperatore Andronico II Paleologo, che provvide a far ristrutturare il complesso fra il 1315 e il 1321: la chiesa del Salvatore venne ornata di mosaici e affreschi, ancora oggi visibili; il monastero divenne uno dei più importanti centri di cultura e di copia di manoscritti della Costantinopoli paleologa. Quando nel 1328, alla morte di Andronico II, Metochite cadde in disgrazia e venne esiliato, lasciò al monastero di Chora la sua biblioteca, ricca di testi sacri e profani. Dopo la conquista ottomana la chiesa del Salvatore venne trasformata in moschea (Kariye Camii), per diventare poi un museo da Atatürk dopo la proclamazione della Repubblica turca.