Aratus Latinus Primitivo

Secondo lo studio di Les Bourdellès, 1985 l'originale dell' Aratus Latinus Primitivus è stato probabilmente realizzato a Corbie nell'ultimo quarto dell'VIII secolo da un monaco la cui conoscenza del greco era limitata a qualche glossario, sicuramente lo Pseudo Cirillo. Il monaco ha tradotto una edizione dei Fenomeni di Arato corredata da altri testi di commento, fra i quali gli estratti dai Catasterismi, e riccamente illustrato. Questa edizione è stata ricostruita e descritta da Martin, 1956, che la chiama PHI e troverebbe una delle sue più importanti testimonianze nel cod. Vat. Gr. 1087.
Lo scrittorio di Corbie si segnala per la riproduzione di manoscritti illustrati nel secolo VIII.

Dal catalogo stellare delle costellazioni deriva il De signis coeli, usato come fonte nel Computo di Rabano Mauro dell' 820.


I manoscritti che conservano questa versione più antica e rudimentale dell'originale greco:

P Paris, Bibl. Nat. Parisinus lat. 7. 886 terzo quarto IX
C Paris, Bibl. Nat. Parisinus lat. 7. 887 Colbertinus inizi IX
B Bruxellensis 10 698 XII
A Basileensis AN IV 18 IX

Descrizione dei manoscritti


Parisinus lat. BN 7. 886
apparteneva alla collezione di Charles Dupy, come indica la scritta nel primo fogli: Claudi Puteani; sec. Bischoff su base paleografica fu redatto a Corbie verso la metà o il 3/4 del 9° sec.
Contiene:
ff. 1-14r Germanicus e Schol. Basileensia
14r Arati Genus
14r 17 versi di Computus (comincia con Bissena mensisum vertigine volvitur annis)
14r dedica composta da Alcuino per il Romanzo di Alessandro e i Brahmani (Gens Bragmanna quidem est…)
14r-14v Alexandri regi Macedonum et Dindimi regis Bracmanorum de philosophia per litteras facta conlatio
15r-36r Aratus latinus primitivus completo
36r versi sul calendario Primus Romanae ordiris , Iane, Kalendas…
Non è illustrato

C Parisinus lat. B.N. 7. 887 Colbertinus
Dopo aver consultato Bischoff per lettera Les Bourdellès scrive che è stato scritto in Borgogna, cioè ad Auxerre e la minuscola è molto antica con a ancora aperta, perciò lo data all’inizio del IX sec.
Contenuto: a parte l’aggiunta posteriore di materiale di Beda, il cod. contiene l’Aratus lat. Intero. Poi il ms è stato mutilato: 2 fogli staccati tra gli attuali 12 e 13; uno conteneva parte del commento al prologo di Arato: poetam dicentem… fino a … deorumque putetur ed è scomparso; l’altro che contiene il seguito fino a quidam tamen multa….sortes et pars è stato rilegato come prima pagina.
Tra i ff. 15 e 16 stava l’attuale f. 50 che conteneva corona e serpentario; infine tra i ff. 20 e 21 manca Cassiopea.
Il ms. presenta numerosi spazi bianchi riservati alle immagini delle costellazioni; su parte o totalità di pagina. A volte lo spazio è stato proprio tagliato (qualcuno si è preso le illustrazioni?).
Ha una tendenza a normalizzare il testo, ma conserva buone lezioni.

B Bruxellensis 10 698
anche lui contiene l’A L primitivus intero.
Scrittura piccola e serrata del XII sec. Fa parte di un gruppo di mss che si pensa venissero da Treviri; redatti nell’abbazia di St. Euchario e S. Matteo a Treviri appunto nel XII sec. Nicola di Cusa li trasportò all’ospedale di Cusa nel sec. XV, poi nel XVII finirono in mano ai Bollandisti e da loro alla biblioteca di Bruxelles. Contiene l’Aratus Latinus Primitivus per intero ma in ordine diverso rispetto ai due mss più antichi Parisinus lat. B.N. 7. 887 e Parisinus lat. BN 7. 886 e dal f.104v Manilio, designato come “Arati philosophi Astronomicon liber”. Non è illustrato


A Basileensis AN IV 18
appartenuto all’abate di Fulda nel sec. XII; IX sec. la scritta “anno quinto decimo imperii tiperiti (sarebbe tripertiti!!!)” notata da Beysig e da lui intesa come riferita al 15 anno dell’impero tripartito dal trattato di Verdun, porterebbe al 858. Per altri si tratterebbe invece di una reminescenza delle scritture: Luca 3.1 che si riferisce all’ inizio della predicazione di Cristo nel 15 anno del regno di Tiberio.
Nel suo stato attuale contiene parti dell’Aratus Latinus Primitivus:
2r-v fragm. I2, II 2 (alia descriptio praefationis)
3v-7v frg. I, II, III (introduz., catalogo e pref. alessandrina)
8r-9v frg. VII (involutio sphaerae), solo il primo poema.
Mancano dunque: IV, V, VI e VIII, cioè il più; inoltre c’è una sola illustrazione, un planisfero incentrato sul polo nord f. 1v.; Les Bourdellès 1985 ipotizza che si tratti dei resti di un Arato Latino Primitivo illustrato e forse proprio le illustrazioni hanno provocato la sparizione di questa parte.
Come il Parisinus 7.886 anche questo ms. contiene anche Germanico con scoli, con immagini di qualità mediocre.

Manoscritti contententi il testo