Astronomica





Introduzione all'astronomia egizia


La civiltà egizia ha sviluppato un modo tutto originale per spiegare e descrivere i fenomeni celesti: mentre gli elementi di astronomia religiosa, cosmologia e cosmogonia appaiono preponderanti, sono del tutto assenti i valori astrologici tipici, ad esempio, della tradizione babilonese. Purtroppo non si conosce molto dell’astronomia egizia, sia perché le fonti conservate sono poche sia perché poco dicono di chiaro sulle scoperte astronomiche fatte dagli antichi egizi. Non si sono conservati trattati astronomici, tipici ad esempio del mondo ellenistico. Le fonti usate dagli studiosi sono diversi testi di carattere religioso, oltre a qualche dozzina di diagrammi celesti dipinti o scolpiti sui soffitti di diverse tombe e templi dal Nuovo Regno fino all’età romana e in alcuni sarcofagi di Primo Periodo Intermedio (2181-2055 a.C.) e Medio Regno (2055-1650 a.C.), oltre che su pochi altri oggetti, come ad esempio la clessidra di Karnak (regno di Amenhotep III).

Calendario


Gli antichi Egizi avevano creato due diversi calendari: uno lunare, di uso eslusivamente liturgico, e uno solare, di uso ‘civile’. L’anno era diviso in 36 decadi, a cui venivano aggiunti cinque giorni supplementari, in greco ἐπαγόμεναι ἡμέραι e in antico egiziano hrw ḥrw rnp.t, 'giorni sopra l’anno'. Anche questa era un’approssimazione, perché è noto che la rivoluzione terrestre dura 365 giorni e un quarto. Se noto, l’errore non venne mai corretto fino all’inizio dell’età romana, quando l’imperatore Augusto introdusse l’anno bisestile in Egitto. Un tentativo fatto da Tolemeo III nel 238 a.C. (Decreto di Canopo) non venne mai implementato. Dalle fonti sembra evidente che il primitivo calendario egizio faceva coincidere l’inizio dell’anno con il sorgere eliaco di Sirio (il sorgere della stella poco prima dell’alba), un evento che annunciava anche l’imminente piena del Nilo. A causa dell’imprecisione del calendario, il sorgere eliaco di Sirio veniva anticipato di un giorno ogni quattro anni, di trenta giorni ogni 120 anni. Inizio del calendario e sorgere eliaco di Sirio sarebbero tornate a coincidere dopo 1460 anni circa, ristabilendo la corrispondenza fra capodanno, evento astronomico e piena del Nilo. Questo ciclo ha preso il nome di ciclo sotiaco, dando anche all’anno egiziano il nome di annus uagus.

Orione, Sirio, Stelle Imperiture, Stelle Infaticabili, pianeti


Pochi elementi celesti presenti nelle fonti egiziane sono stati identificati con successo. Fra di essi spiccano per il cospicuo numero di apparizioni Sirio e la costellazione di Orione. La prima, in egiziano Sopdet, era in genere associata alla dea Isi, alla piena del Nilo, alla mummificazione. Orione, in egiziano Sah, formava con Sirio una coppia frequente: associata ad Osiri, consorte di Isi, era una costellazione araldica, in quanto, sorgendo sempre prima di Sirio, ne annuciava l’imminente apparizione.
Le fonti egiziane parlano spesso di Stelle Imperiture e Stelle Infaticabili: le prime, in egiziano ikhemu sekiu (‘quelle che non conscono il perire’, dunque ‘che non tramontano mai’), sono state identificate con le stelle circumpolari; le seconde, in egiziano ikhemu uredj, con le stelle dell’emisfero sud. Solo alcune delle ikhemu sekiu sono state identificate con un certo grado di consenso degli studiosi: il Grande Carro (zampa anteriore di un bue, chiamato Meskhetiu), l’Auriga (Ippopotamo con un coccodrillo sulla schiena, chiamata Reret); il Leone (esattamente un leone, chiamato Mai), l’Idra (coccodrillo) e i Gemelli (uomo con le braccia alzate). Nei Testi delle Piramidi le stelle circumpolari sono la mèta del viaggio che il sovrano intraprende dopo la morte. Stelle Imperiture e Stelle Infaticabili sono contemporaneamente il luogo di residenza del defunto e, rispettivamente, l’equipaggio della barca diurna e della barca notturna di Ra.
La prima attestazione dei pianeti compare nella tomba di Senenmut (metà del II millennio a.C.), ma è probabile che fopssero noti in precedenza. I pianeti noti agli egiziani erano: Horo che illumina le Due Terre (Giove), Horo-Toro del Cielo (Saturno), Horo il Rosso (Marte), Sebegu (Mercurio) e la Stella che Attraversa (Venere).

Orologi stellari, diagrammi astronomici


Diversi sarcofagi egiziani dell’epoca compresa fra il Primo Periodo Intermedio e la prima metà del Medio Regno (2134-1783 a.C.) sono decorati all’interno con delle tabelle elencanti una serie di stelle chiamate decani. I decani sono uno degli elementi costitutivi dell’astronomia egizia. L’interpretazione tradizionale identifica queste tabelle come dei veri e propri orologi notturni: per ogni colonna, rappresentante una decade dell’anno, vengono indicati dodici decani, il cui sorgere marcherebbe l’inizio (o la fine) di un’ora notturna. Poiché le stelle slittano di diversi gradi nella volta celeste nel corso dell’anno, un decano sorge ogni giorno sempre prima: veniva di conseguenza usato in modo effettivo come “stella oraria” per una certa ora solo per un periodo di dieci giorni, dopo il quale passava a marcare l’inizio (o la fine) dell’ora precedente. A causa di ciò la posizione del decano nella tabella sale di una posizione ad ogni colonna (decade) successiva: da qui il nome di “orologi stellari diagonali”. Dopo 120 giorni la stella tramontava troppo presto, risultando invisibile durante la notte. Molti studiosi tendono oggi a rigettare l’idea degli orologi stellari, ritenendoli praticamente inutlizzabili e preferiscono parlare di diagrammi celesti per aiutare i defunti a trovare la strada nel cielo e integrarsi nel ciclo giornaliero dei decani. Resta il fatto che originariamente in geroglifico il termine per ‘ora’ veniva determinato col segno di una stella.
In Età ramesside (1307-1070 a.C.) il sorgere dei decani per marcare le ore notturne venne sostituito con il loro transito. Si tratta comunque di sistemi estremamente schematici, se non puramente simbolici o rituali. Un più preciso metodo per la misurazione delle ore era, a partire almeno dal Nuovo Regno, l’orologio ad acqua.

Cosmogonia e religione


I sacerdoti egiziani avevano elaborato nelle vari centri religiosi diverse cosmogonie, una delle più popolari rimane quella eliopolitana. Secondo questa cosmogonia, una collina emerse da un oceano informe, chiamato Nu. Sulla collina vi era un fiore di loto, dal quale sarebbe sbocciato il dio Atum, il sole. Attraverso lo sputo, Atum avrebbe generato Shu (l'atmosfera) e Tefnut (l'umidità), che a loro volta si sarebbero uniti per generare Geb (la terra, maschile) e Nut (il cielo, femminile). Da questi ultimi vennero generati Osiri, Isi, Seth e Nefti. Cielo e Terra insieme delimitavano il mondo conosciuto, che era ancora circondato dalle acque del Nu, a loro volta trattenute dall’atmosfera-Shu. Nut rappresentava la superficie stessa delle acque del Nu, sulle quali navigava la barca del sole durante il giorno.
Nell’Egitto predinastico Nut potrebbe piuttosto aver rappresentato la Via Lattea, in egiziano ltrimewnti nota con il nome di meseqet sehedu, ‘sentiero battuto’. Nut in quanto cielo-Via Lattea è la sede delle stelle; il termine kha bau-es ‘migliaia i ba di lei’ (dove per ba, una delle forme spirituali dell’esistenza, si intendeva la personalità) viene spesso tradotto con ‘firmamento’, perché le stelle vengono molte volte identificate come i ba di Nut.
Le conoscenze astronomiche degli antichi egiziani influenzarono anche l’architettura templare; il tetto degli edifici di culto, inoltre, era utilizzato dai sacerdoti-astronomi per le loro osservazioni. Molti templi egiziani sono stati riconosciuti come orientati secondo alcuni elementi celesti, in particolare il sole, Sirio, Orione e il Grande Carro.


Link



Portal to the Heritage of Astronomy (UNESCO): Ancient Egypt

University of Cambridge, Department of History and Philosophy of Science: What to expect from research in ancient Egyptian science

Digital Egypt for Universities (University College London): Astronomy

Online Database of ancient Egyptian astronomy

Eternal Egypt: Astronomy

BBC World Service: The Stargazers of Ancient Egypt

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