Ursa Maior


Questa è una delle costellazioni più antiche e conosciute; per la sua posizione - è una costellazione circumpolare - è sempre visibile alle nostre latitudini; con le sue sette stelle più brillanti (sette buoi secondo una delle immagini più diffuse, da cui il nome settentrione, septem triones), costituisce da millenni un facile punto di riferimento stabile in cielo: a Ulisse, quando parte da lei per tornare a Itaca, la dea Calipso ordina di tenere l'Orsa alla sinistra durante la navigazione (Od. 5. 276-277). E' usata ancora oggi per individuare le altre costellazioni, a cominciare dall'Orsa Minore e dalla sua Stella Polare.
Come orsa, con uno stesso mito (l'orsa rappresentata dalle 4 stelle centrali e i cacciatori che la inseguono dalle altre 3), è conosciuta da popoli dell'Eurasia e delle Americhe, ciò che lascia supporre un' origine della costellazione antecedente all'ultima glaciazione (al tempo in cui, almeno 14.000 anni fa, popolazioni dell'Eurasia migrarono nelle Americhe attraverso lo stretto di Bering allora percorribile, portando presumibilmente la costellazione e il mito con sé), cf. SCHAEFER, 2007. E' interessante osservare che il mito di Callistò, come è raccontato nella tradizione greca almeno a partire da Eratostene, conserva la catasterizzazione proprio nel momento di una scena di inseguimento (l'orsa e il figlio e altri Arcadi), anche se la figura della costellazione è intesa ormai solo come orsa e anche se nelle illustrazioni di tradizione più antica è raffigurata come orsa, con una lunga coda, però, (che gli orsi in realtà non hanno) al posto degli inseguitori e anche se il figlio Arcade è anche identificato con Bootes. La figura del carro (in Mesopotamia è MAR.GID.DA, Il Carro), ben nota anche in Grecia fino da Omero (Il. 18, 487; Od. 5, 272), presuppone l'invenzione della ruota (IV millennio) ed è quindi molto più recente.